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SABATO 18
dalle ore 9.30 |
I PARCHI
ADRIANO, MEDIA VALLE DEL LAMBRO, MARTESANA
PROGETTI INCOMPIUTI. QUALE FUTURO?
Su
questo tema si terrà un
Incontro
con amministratori, urbanisti e
ambientalisti.
Sono
stati invitati per partecipare alla tavola rotonda:
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Luca Cecattini, presidente del Parco della Media
Valle del Lambro,
-
Marco Cipriano, vicepresidente del Consiglio
Regionale,
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Pietro Mezzi, assessore al territorio della Provincia
di Milano,
-
Carlo Masseroli, assessore all’urbanistica del Comune
di Milano,
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Maurizio Cadeo, assessore all’ambiente del Comune di
Milano,
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Nella Brambilla, assessora all’ambiente di Sesto S.
Giovanni,
-
RenatoMagni, assessore all’ambiente di Brugherio,
-
Raffaele Cantalupo, assessore all’ambiente di Cologno,
-
Renata Marotta, presidente della commissione ambiente
della Zona 2,
-
Giulio Gandolfi, presidente della commissione
urbanistica della Zona 2,
-
Leo Sichel, presidente della commissione urbanistica
della Zona 3,
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Francesco Borella, consulente del Parco della Media
Valle del Lambro,
-
Luigi Bulgheroni, architetto,
-
Consiglieri di Zona .
Programma della mattinata
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9.30 proiezione video sui parchi e corsi d’acqua
in zona 2
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9.50 presentazione dei lavori
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10.00 esposizione progetti: Parco Media Valle del
Lambro, parchi Adriano e Martesana ( architetti Francesco Borella e
Luigi Bulgheroni)
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10.20 intervento presidente del Parco della Media
Valle del Lambro
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10.30 interventi dei partecipanti alla tavola
rotonda
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11.45 interventi di consiglieri di zona,
associazioni, cittadini
-
12.30 proposte conclusive
Coordina Franco Beccari ( Lega ambiente)
Tutti i cittadini sono invitati
I promotori : Comitato “ Vivere in zona 2”, Lega
Ambiente di Crescenzaggo, Parco della Media Valle del Lambro, Associazione
Villa Pallavicini
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DOMENICA 26
ore 21.00 |
organizzato da ANPI CRESCENZAGO in collaborazione con
Villa Pallavicini
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Lo Spettacolo
Ho da ir vuol dire devo andare nel dialetto di Frontale
(Valtellina): un paese di minatori emigranti. Go de andar vuol dire
la stessa cosa nel nostro dialetto di Sondalo, pochi chilometri a
valle, ridente borgo alpino cresciuto intorno ad un grande complesso
sanatoriale: un paese di immigrati. Noi abbiamo fatto un po’ di
confusione e abbiamo creato Go da ir.
Godair, è uno spettacolo sull’emigrazione italiana del primo
novecento. Al contrario di ciò che la scelta del titolo può far
pensare (scelta legata all’assonanza dell’espressione Godair con le
parole inglesi go e God, senza contare che ire in latino vuol dire
proprio “andare”), noi non portiamo in scena storie di migranti
valtellinesi, ma vogliamo parlare, in generale, del fenomeno
dell’emigrazione. Il nostro intento, è stato inizialmente quello di
rilettere sull’esperienza del popolo italiano come popolo migrante,
perché, in tempi in cui il razzismo è sdoganato dalla politica,
abbiamo sentito l’esigenza di ribadire che, fino a non molto tempo
fa, era proprio dalle zone più depresse dell’Europa, come l’Italia,
che partivano i disperati in cerca di fortuna. Col proseguire del
lavoro, però, ci siamo resi conto che era sul tema più generale del
viaggio verso la felicità ed il benessere che stavamo effettivamente
lavorando ed abbiamo continuato in quest’ultima direzione. Infatti
non ci interessa proporre una ricostruzione storica esatta e nemmeno
raccontare le esperienze di alcuni singoli emigrati: quello che ci
interessa è usare il nostro passato come pretesto per dipingere, con
tecnica naif, un movimento, direi quasi a spirale, uguale per
tantissimi, ieri come oggi: quello che va dalla decisione di partire
al ritorno in patria e passa attraverso la dura condizione
dell’essere straniero. Questo, prendendo spunto e forza da quella
dignità nella povertà, che secondo Pasolini era il contrassegno
principale delle diverse culture precapitalistiche italiane, urbane
e rurali, e che tanto spesso pare proprio di vedere come in un’icona
nelle vecchie fotograie dei nostri emigranti.
Godair è uno spettacolo povero: povera la scenograia, scarno il
testo, poveri noi (come attori!). I nostri personaggi se ne vanno in
America perché sono poveri contadini. Stanchi del mondo che
abbandonano, vengono immediatamente incantati dall’immagine del
mondo che vogliono conquistare: nelle città, la pubblicità parla di
uno stile di vita che non esiste, ma non lo sa nessuno, mentre il
cinema dei primi decenni del novecento regala ai nostri un
immaginario forte, che può attenuare l’orrore di una realtà
degradante con il sogno dell’Happy End. L’estetica di fondo è
quella del ilm muto. I personaggi si muovono come le marionette di
una pantomima musicale e viaggiano nella loro America senza perdere
quest’attitudine adincarnare gli stereotipi che un po’ vengono loro
appiccicati e un po’ si sanno reinventare. E così, si
atteggiano a divi del meló con la stessa facilità con cui si
adattano al ruolo del teppista dal coltello facile. Ora vittime, ora
carneici, in realtà possono scegliere solo come interpretare lo
stesso ruolo, quello loro affidato da un oscuro macchinatore: quello
di bestie da soma. O almeno, questa è la condizione, finché non si
trova la via del riscatto. E tuttavia, i nostri emigranti sono
sempre felici di scoprire e consapevoli di vivere, comunque, una
meravigliosa avventura. “Sempre allegri bisogna stare, ché il nostro
piangere fa male al re”, diceva Dario Fo. E allora, allegri! Appena
si può si canta e si balla. Magari la musica Yiddish, perché è la
musica di un popolo che si voleva costringere a scomparire dalla
faccia della terra, all’epoca in cui emigranti voleva dire
deportati, fantasmi. E poi, forse, i nostri emigranti sono anche
loro Yiddish. O forse il punto è che,da qualche tempo a questa
parte, siamo tutti, potenzialmente, ebrei erranti. Godair, dunque
devo andarmene. E speriamo di no. |
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Chi siamo
La compagnia Hasta e Basta nasce nel lontano 1995, per iniziativa di
alcuni giovani dell’omonimo Centro di Aggregazione di Sondalo
(Sondrio). Pare, che il nome fosse originariamente ispirato al
famoso motto rivoluzionario “Hasta la victoria, siempre!”, cui si
sarebbe voluto affiancare il “Basta” per dire “smettiamola di
ripetere meccanicamente slogans e facciamo qualcosa per noi!”. Così,
si è cominciato a fare teatro.
Dal 1997, grazie all’incontro con il regista Davide Benedetti, il
gruppo prende a lavorare in modo via via più professionale, ino a
sviluppare e consolidare, negli ultimi anni, un metodo ed una
poetica propri. Dal 2002 la compagnia, prima composta da una
quindicina di persone, ha cinque attori: Gian Piero Arigossi,
Deborah Besseghini, Giacomo Menini, Sergio Partesana ed Eleonora
Montagni, che ha preso il posto di Monica Valmadre nel 2006. Con
Newa Zaretti, truccatrice e curatrice d’immagine, il gruppo è al
completo.
Tra gli spettacoli prodotti, tre hanno partecipato a rassegne e
festival di livello internazionale: Gli Eroi del Circo senza Luna (FestTeatro,
2000); Il canto del Cigno del Pettirosso Nero (Festivál
Internaciónal de Cazorla – Granada, 2003) e Godair (Benevento Città
Spettacolo, 2008). Altri lavori sono stati presentati in Lombardia e
in Svizzera, come Acquasanta, che nel 2004 ha partecipato al
Festival delle Acque di Lodi e a FestTeatro. All’interno del proprio
percorso di ricerca teatrale, la compagnia ha cercato nuovi stimoli
nel confronto con maestri di altre culture teatrali. Gli attori del
gruppo hanno seguito il lavoro e gli insegnamenti di Rena Mirecka
(teatro-laboratorio di Jerzy Grotowski - Polonia), Yves Lebretón
(mimo francese), Roberta Carreri (Odin Teatret - Danimarca), Maria
Grazia Mandruzzato (attrice di Thierry Salmon), Eugenio de Giorgi
(esperto di Commedia dell’Arte, attore di Ferruccio Soleri)
Francesco Mazza ed altri. Nel corso degli anni, inoltre, sono stati
organizzati laboratori con esperti di teatro, musica e danza; tra
gli altri: il gruppo di maestri indiani Milon Mela; la danzatrice di
Kathakali Maryse Noiseaux, dal Kerala, India; il percussionista,
esperto di ritmi sudamericani, Andrea Ceccaroli; la danzatrice
italo-olandese Barbara Toma; la danzatrice Marcella Fanzaga;
l’attore Gianni Lamanna. Dal 1997 i membri del gruppo si occupano
con continuità della conduzione di laboratori teatrali in Provincia
di Sondrio, dai quali hanno preso vita diversi spettacoli
amatoriali, realizzati da adulti e ragazzi. |
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