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Perchè alle streghe di Franco Capone

 

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Perché a Milano un monumento alle streghe e non ai missionari, ai pellerossa, ai palestinesi ingiustamente ammazzati o alle vittime della shoa? Perché non a Sacco e Vanzetti, ai desaparecidos o agli innocenti vittime delle purghe staliniane? Il primo motivo è che mentre si possono fabbricare le prove per incastrare qualcuno accusandolo di ribellione, spionaggio, tradimento o terrorismo, il reato di strega diabolica, pur presente nella giurisprudenza di un tempo, era impossibile da dimostrare. A cominciare dal fatto che il Diavolo non sarebbe mai apparso in tribunalecome mandate per confermare l’accusa: le confessioni venivano estorte alle donne con la tortura. Insomma le streghe sono il paradigma della persecuzione, le vittime di un reato inesistente, basato sul nulla. La caccia alle streghe è la madre di tutte le condanne illegittime. Non a caso si è parlato di caccia alle streghe per definire alcune persecuzioni politiche della contemporaneità basate su accuse infondate.

Il secondo motivo è che le streghe sono per noi lontane, ombre senza volto del Medioevo. Ma una volta che le inquadriamo, con l’aiuto degli storici e degli antropologi, come donne normali, appartenenti a culti ancestrali e pagani che resistevano al cristianesimo, finanche esponenti della medicina popolare, non possono che suscitare la nostra comprensione unanime. Non così le altre vittime anonime e innocenti di fatti più recenti, non ancora consegnati alla storia, che possono erroneamente dividere.

Il monumento alle cosiddette streghe va inteso quindi come un simbolo contro l’Intolleranza, davanti al quale ciascuno di noi, posto a distanza dai propri convincimenti religiosi e politici, può vedere chiara l’esistenza, intorno a sé e nel mondo, di nuove cacce alle streghe e decidere che la logica del capro espiatorio va ancora combattuta, perché non è mai finita.

 

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