Villa Pallavicini

 

 

Febbraio 2018

 

 

Domenica 4 Febbraio ore 15,30

 


 

 

Lunedì 5 febbraio alle 21,00

Gerusalemme libera!

Incontro sulla capitale spirituale di tre religioni


Come ai tempi delle crociate, la tensione internazionale ha un centro nevralgico: Gerusalemme. E su Gerusalemme aleggia oggi la decisione di Trump di trasferirvi l'ambasciata Usa in Israele, con l'inevitabile reazione palestinese e contro il parere dell'Assemblea dell'Onu.
In nome del padre comune Abramo, patriarca delle tre religioni monoteiste, la città santa dovrebbe essere un luogo di fratellanza: invece è ancora un "detonatore" di conflitti politici e religiosi. Perché?
Cercheremo di scoprirlo in questa serata dedicata a Gerusalemme, fra storia e attualità, con la partecipazione dei giornalisti Maurizio Blondet e Pino Nicotri, di provenienza Avvenire e L'Espresso, che hanno seguito negli anni questo tema anche alla luce delle motivazioni religiose più profonde.
Quello che infatti il main stream dell'informazione non ci dice è che su Gerusalemme pesa un'alleanza tattica "occidentale" di tipo fondamentalista, dovuta a una profezia condivisa da settori dell'opinione pubblica americana nonché dell'élite, facenti capo ai cosiddetti cristiani-sionisti, con il fondamentalismo presente in Israele: la ricostruzione del Tempio a Gerusalemme dovrebbe portare, secondo la profezia, alla discesa del Messia e alla vittoria finale contro il male. Preoccupa però che nel concreto delle peggiori previsioni la battaglia si giocherebbe con le atomiche e non con le tradizionali fiamme dell'Apocalisse di Giovanni. 

 


 

Sabato 10 febbraio dalle 20,30

 

 

Ore 20,30 Cena
(Prenotazione obbligatoria entro giovedì 8 febbraio)

 
Ore 22,00 Concerto

Tributo a Enzo Jannacci con INTESI COME TRAM


Menù

Acciughe con burro e pane
Crostino al lardo e rosmarino
Bruschetta gorgonzola e insalata belga

Cassoeula o Trippa

(a cura di Antica Salumeria Crescenzago)
Insalata
Chiacchiere

 

 


 

Venerdì 23 Febbraio ore 21,30

 

Manifattura Jazz

A-Material Band

La negazione dell’ovvio in musica

Nel concerto di venerdì 23 febbraio 2018, il quinto dellarassegna Manifattura Jazz, la band, dopo le serate dedicate alle composizioni originali e a John Zorn, presenta il progetto dedicato a brani del repertorio internazionale jazzistico e non. Gli arrangiamenti, come sempre, sono originali prodotti dal direttore musicale Michele Ferrara. I generi, i colori e le emozioni racchiuse nei brani in programma sono veramente molteplici e ben rappresentano gli interessi multiculturali della band. Le composizioni presentate sono di Bill Frisell, Wayne Horvitz, Bobby Previte, Mark Isham, Charlie Haden, Marcus Miller, Hank Roberts, Duke Ellington, Portal e Hooverphonics fra gli altri e si passa attraverso swing, ballad, funky, tango, latin, mediterranea, elettronica e pop con un unico obiettivo: trascorrere assieme una serata divertente, interessante e non banale!!!Farlo dopo la tempesta sanremese sarà ancora più bello!!!!!

 

La band
Salvo Vaiana                     trumpet

Michele Ferrara                trombone, direzione
Stefano Castelli                 soprano sax, alto sax, tenor sax

Diego Pavan                      soprano sax, alto sax, flute

Cristiano Zacchetti           alto sax, tenor sax

Marco Bertasini                bass sax, baritone sax, flute
Mimmo Del Giudice        electric bass

Roberto Bassi                    guitar

Carlo Fedele                      piano

Michele Monterisi            drums

Senza la musica per decorarlo il tempo sarebbe solo una noiosa sequela di scadenze produttive e di date in cui pagare le bollette” (Frank Zappa)”

 

loca jazz web

 

 


 

Lunedì 26 febbraio ore 21,00

 

MESSICO E NUVOLE...DI PIOMBO

 
Fin dove la cura del neoliberismo può portare un Paese. 

Incontro-reportage con proiezione di foto e filmati.

Intervengono Nicoletta Manuzzato Tullio Quaglianni, direttrice e collaboratore della rivista Latinoamerica-on line, di ritorno da un viaggio studi in Messico.

 

messico nuvole

 

Da molti anni laboratorio delle politiche neoliberiste e di famigerati trattati di scambio, il Messico si avvia verso le elezioni presidenziali di luglio in uno dei momenti più difficili della sua storia. I cartelli dei narcotrafficanti, penetrati a fondo nel tessuto sociale ed economico e nelle istituzioni, dettano legge in numerose zone del paese e la risposta dello Stato (in gran parte legato alla stessa delinquenza), con la militarizzazione della repressione, non fa che aumentare il tasso di violenza. Dopo la Siria il Messico è la nazione che conta il maggior numero di morti ammazzati, superando persino Iraq e Afghanistan. Ogni giorno si incontrano fosse dove finiscono non solo le vittime della guerra tra bande, ma giornalisti, ambientalisti, sindaci, quanti osano opporsi ai potentati locali. E i desaparecidos sono oltre 30.000.

Le misure neoliberiste introdotte nel Paese hanno ampliato il divario sociale e aumentato le disuguaglianze. Le prossime elezioni vedono favorito nei sondaggi il movimento di López Obrador, già candidato più volte e sempre sconfitto da clamorosi brogli. Chi garantisce questa volta?

Un alto funzionario Usa, riferendosi a López Obrador, ha dichiarato che “un presidente di sinistra non sarebbe buono né per gli Stati Uniti né per il Messico”.

Intanto la popolazione risponde alla politica governativa con grandi mobilitazioni e continue proteste. La pretesa di Trump di costruire un muro lungo tutta la frontiera e di farlo pagare ai messicani ha suscitato una forte ondata antistatunitense. E in Chiapas resistono gli zapatisti, che vorrebbero anche presentare una loro candidata alle elezioni.